Il settore della frutta fresca è particolarmente sensibile ai costi di imballaggio perché i margini sono spesso ridotti, soprattutto per i prodotti sfusi come mele, arance e uva. Molti confezionatori ed esportatori stanno ora negoziando contratti a lungo termine, passando a materiali alternativi ove possibile o ottimizzando il design degli imballaggi per ridurre l’utilizzo dei materiali. Tuttavia, il PET rimane la scelta preferita per la maggior parte dei frutti premium e da esportazione grazie alla sua trasparenza, durabilità, sicurezza alimentare e riciclabilità.
Le principali fabbriche di imballaggi in PET stanno adottando diverse strategie per mitigare la pressione sui costi:
1.Ottimizzazione del materiale: ridurre lo spessore del PET migliorando al contempo il design strutturale (nervature, angoli) per mantenere la resistenza.
2.Approvvigionamento in grandi quantità e accordi a lungo termine: fissare i prezzi della resina con fornitori affidabili.
3.Miscelazione di PET riciclato: utilizzo di PET PCR certificato per ridurre i costi delle materie prime e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.
4.Efficienza produttiva: miglioramento degli stampi, riduzione del tasso di scarto e automazione dei processi.
5.Servizi a valore aggiunto: offerta di progettazione, stampa ed etichettatura per aumentare il valore del prodotto.
Per gli acquirenti di frutta, l’approccio migliore è quello di collaborare con produttori di scatole in PET stabili e scalabili in grado di bilanciare costi, qualità e conformità. Mentre gli aumenti dei prezzi a breve termine sono inevitabili, la tendenza a lungo termine favorisce soluzioni di imballaggio in PET efficienti, sostenibili e ottimizzate in termini di costi.




